Pay-per-news

24 Giugno, 2009 di giuliagiapponesi

La questione sessista impazza in Italia. Gli unici a non saperlo sono gli italiani, a quanto pare, o almeno quelli che non leggono i giornali, che sono la maggioranza. I principali TG infatti hanno blandamente trattato (quando li hanno trattati) prima  il caso Noemi e le dichiarazioni della ormai ex-first lady sulla candidatura delle veline, poi le foto di villa Certosa e le festicciole a Palazzo Grazioli. Questo vale per tutti i telegiornali tranne SkyTG24.

Gli italiani possono fare riferimento a Murdoch come garanzia di maggior imparzialità dell’informazione. Pensa te.

SKY

Petting a Bubo

15 Aprile, 2009 di giuliagiapponesi

Dopo aver magnificato la pubblicità di una macchina nel post di ieri (e la maledetta canzoncina Let-it-shine ancora mi tormenta) oggi bilancio parlando di natura. Partendo da Facebook.

Un amico infatti segnala sul social network questo video intitolato Very Bizarre Looking Pet Bird:

Un’amica dell’amico commenta il video su Facebook: ” Sembra un gatto con il becco”. Mi incuriosisco e mi vado a leggere i commenti su You Tube, partendo ovviamente dall’ultimo:

Is it some kind of hybrid? Who knows the name of that species?

L’idea dell’ibrido sembra andare per la maggiore anche qui. Ricompare lo spettro del Gatto/Uccello. O del “bird with Manga eyes“.

Qualcuno in effetti azzarda possa essere un gufo, ma c’è anche chi ipotizza il fotomontaggio o l’effetto speciale.

Fino a quando la verità salta agli fuori a lettere maiuscole: OH MY GOD IT’S A FURBY NOOOOO.

Il bizzarro animale è chiaramente un vero Furby, l’animaletto interattivo robotico prodotto dalla Hasbro (produttrice anche del Trivial Pursuit, ebbene sì).

La rete smania:

“LOL Furby!”

“deng were u get ur furby i want one like that one”

“It’s some kind of owl but it looks like Furby!”

Tutti vorrebbero che fosse un Furby e anch’io. E soprattutto IO LO VOGLIO.

Quindi mi improviso zoologa e vado alla ricerca del Furby vivente. Partendo dal fatto che qualche saccentello su You Tube insiste nel dire che l’animale è un gufo aquila malesiano, cerco informazioni su questo sfrugoletto peloso che già immagino darmi il buongiorno appollaiato sulla testata del mio letto.

Io e il mio vero Furby. La felicità fatta ad occhioni.

La ricerca del saccente sembra dare buoni frutti, quasi mi sciolgo quando avvisto l’oggetto del mio desiderio su Flickr, qualcuno l’ha fotografato! Ed è sempre più Furby!

Malaysian eagle owl su flickrMalaysian eagle owl su Flickr

Ora si tratta solo di capire come procurarselo.

Sarà davvero in Malesia? Controllo su un sito inglese di bird watching che fornisce la lista degli uccelli malesiani. Scopro così che il vero nome della specie è Barred Eagle-Owl (Bubo sumatranus).

Bubo. Persino il nome scientifico è dolce.

Purtroppo sul sito di bird watching non ci sono altre informazioni. Googlizzo allora il nome completo dell’animale e trovo un sito veramente serio sugli uccelli.

L’IBC, The Internet Bird Collection. Un sito che sta agli uccelli come L’IMDB sta ai film. E finalmente trovo informazioni sul mio Furby.

C’è anche un video del nostro adorato gufo. Adulto.

more about “untitled“, posted with vodpod

Forse la testata del mio letto è troppo sottile…

E poi ho già un cane…..

Comunque io ho sempre pensato che gli animali debbano vivere liberi…

Gian Franco Arouet

13 Aprile, 2009 di giuliagiapponesi

Gian Franco Arouet

La trasmissione “Anno Zero”, condotta da Michele Santoro mette in evidenza ritardi, inefficienze, e contraddizioni rispetto alla prevenzione e alla gestione del terremoto in Abruzzo del 6 aprile. La tv pubblica si permette di criticare il governo e il suo operato, e questo non piace al governo: Fini e Berlusconi non approvano, anzi…

leggi l’articolo di Federico Anastasi

Com’è andata a finire…

10 Aprile, 2009 di giuliagiapponesi

Forse qualcuno si è chiesto com’è andata a finire quando cercavo un concorso per video (vedi post Sòòla.com)…

Ebbene sono lieta di annunciare che il mio spot “Diario di uno stalker“  ha vinto il  concorso “Contro la violenza alle donne” 2009 indetto dal Comune di Bologna in collaborazione con la Cineteca.

Eccolo qui:

A Maggio nei cinema d’essai di Bologna.

Hugs for monsters

2 Aprile, 2009 di giuliagiapponesi

Lo so, tutti abbiamo le nostre piccole idiosincrasie, ma alcune sono più divertenti di altre.

Come quella di Joe Lifrieri verso Internet Explorer 6 e i tutti i suoi fottuti utenti (e questi sono gli splashscreen che per scherzo aveva pensato di inserire sul suo sito nel caso qualcuno si fosse connesso con IE 6).

Non lo rebloggo per unirmi all’odio verso Internet Explorer ( ma, per l’amor del cielo, esiste qualcuno che  non usa ancora Mozilla Firefox??? :) ) bensì per segnalare l’esistenza, da me appena scoperta, di Joe Lifrieri e il suo blog “hugs for monsters“.

Joe Lifrieri è un artista visuale del New Jersey e penso che il suo blog sia fichissimo,  quindi lo consiglio a chiunque si interessi di disegni e grafica (cos’altro è l’arte visuale? video? le sculture no perchè sono arte tattile… però si vedono…sono quindi arte vista. Mmm, forse la differenza sta tra arte vista, arte visuale e arte visiva.  L‘arte visiva è la capacità di guardare bene le cose, probabilmente, tipo che se io vedo bello Gasparri è perchè sono un’artista visiva. Quindi l’arte visuale differisce perchè invece di vedere essa stessa, è veduta. Però differisce dall’arte vista. Qui le cose si complicano. Forse  l’arte vista e l’arte visuale sono uguali tranne per il fatto che l’arte visuale ha un punto di vista (la visuale, appunto) migliore che l’arte vista, che poi magari è solo intravista, appena notata.  E il design delle montature per occhiali cos’è? Arte visualizzatrice? yes sono molto spiritosa)

Have fun.

psst

21 Marzo, 2009 di giuliagiapponesi

..psst, ti dico un trucco.

C’è un modo per scaricare i video da you tube e da altri siti senza installare nessuna applicazione sul tuo computer.

Devi andare in un sito che si chiama KeepVid, inserire l’url del sito del video che ti interessa e aspettare che parta il download.

Ti consiglio di bookmarkartelo.

…pst, ciao.

Yes she’s back, yes she’s back, yes she’s back

20 Marzo, 2009 di giuliagiapponesi

Torno alla sana abitudine della scemenza quotidiana sul blog dopo avere vissuto per qualche tempo in una sacca del digital divide italiano, l’appennino tosco-emiliano.

Ok, non è stata tutta colpa del digital divide. Volendo avrei potuto prepararmi i testi offline e poi collegarmi col telefono a 40kb circa e uploadare il tutto. Ma non volendo, è andata così.

Devo ammettere comunque che, anche per una tossica da rete come me, vivere in campagna sulle colline supera tutto quello che la comunicazione online può offrire.

Certe cose sono fantastiche.

Tipo vedere il tuo vicino di casa attraversare un campo a piedi col laptop sottobraccio per chiederti come si rimpiccioliscono i caratteri in word.

Certe cose sono fantastiche, per tutto il resto c’è la Rete.

Speaking of witch…

E’ un video vecchietto, ma a me fa sempre ridere.

Da padre a padre

7 Febbraio, 2009 di giuliagiapponesi

“Eluana Englaro e’ una persona viva, respira in modo autonomo, le cui cellule cerebrali sono vive e mandano anche segnali elettrici. Una persona che potrebbe anche avere un figlio.”

Questa è l’idea che ha di una persona in stato vegetativo da 17 anni. A questo punto avrebbe anche potuto riciclare le parole precedentemente rivolte alla precaria:

da padre a padre

Ho cambiato le categorie

2 Febbraio, 2009 di giuliagiapponesi

Quelle vecchie non mi piacevano, mi sembrava non dicessero niente.

“Fanfaluche” è l’unica categoria plausibile, le altre son specificazioni inutili.

Per questo le ho trasformate in fantastiche categorie aristoteliche in formato nuvola, che fa molto Iperuranio.

Giusto così, per essere trendy…

Sòòla.com

2 Febbraio, 2009 di giuliagiapponesi

Da mercoledì scorso sono ufficialmente disoccupata, di conseguenza perdo più tempo del solito in fanfaluche varie, e con una certa soddisfazione. L’ansia da futuro incombente arriverà di certo, ma solo fra qualche settimana. Per ora  mi godo tranquillamente l’assenza di responsabilità lavorative cercando qualcosa di frivolo di cui occuparmi tipo partecipare ad un concorso per videomaker, perchè no.

Mi consigliano Zooppa.com, un sito che si occupa di  user generated advertising, pubblicità generata dalla community di utenti. In pratica in questo sito vengono pubblicati concorsi aperti a tutti per la realizzazione di contenuti pubblicitari, fra cui video. Sembra interessante , vado a vedere e scopro che questo mese è aperta una gara per video pubblicitari su  I love Italian Shoes, il marchio dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani. Il premio è di 4000 dollari. Il marchio non è dei peggiori, decido che voglio saperne di più e m’informo sulle modalità di gara. Scopro che funziona così: bisogna registrarsi, leggere il brief (una pappardella in cui il cliente dice quali valori e quale stile vorrebbe venissero comunicati nella pubblicità), creare un video, pubblicarlo sul sito e poi votare i video degli altri utenti. Perchè votare? Perchè vince il video più votato dagli utenti.

La questione si fa poco chiara, a quanto pare non c’è una giuria e il parere del cliente non influisce sulla scelta del vincitore. Il vincitore viene decretato dai voti degli utenti registrati su zooppa che non sono necessariamente degli esperti di comunicazione, nè un campione rappresentativo del target del prodotto da pubblicizzare. Il loro parere non mi sembra quindi un parametro fondamentale nella scelta della comunicazione; perchè quindi fare decretare agli utenti il vincitore? Zooppa risponde a questa domanda sottolineando il carattere sociale della sua mission:

” Partecipando alle gare su Zooppa potrai incontrare e conoscere altri creativi come te [...]  potrai scambiare idee e suggerimenti, arricchire il tuo portfolio e trovare interessanti contatti lavorativi. La community commenta e vota tutti i lavori in gara: riceverai così un continuo feedback sui tuoi contributi creativi. Il tuo profilo mostrerà il tuo successo e aumenterà la tua visibilità nel mondo della creatività”.

Sono curiosa, mi registro e vado a vedere cosa dice la community. In pratica sotto ogni video pubblicato da uno “zooper” – utente di Zooppa – gli altri zoopers possono votare l’opera e lasciare commenti. Con desolazione scopro che la communità di creativi più che alla discussione sull’efficacia della comunicazione è interessata alla compravendita dei voti - ” Ti ho dato due stelle, guarda il mio video”, “ti ho votato, ora passa da me” – ed è ben comprensibile dal momento che i 4000 dollari di premio sono in realtà suddivisi tra 7 premi (uno dei quali assegnato, a parte,  dal sito al video che meglio incarna lo stile zooppa). Non importa quindi essere grandi studiosi dell’economista Nash per capire che anche con un prodotto creativo da zero sbattimenti si può comunque mirare a vincere un premio secondario, con un buon lavoro di scambio voti. Ecco quindi un fiorire di opere che, cito testualmente: Il brief se lo mangiano a colazione. Non male per una community dove trovare interessanti contatti nel mondo della pubblicità.

In alcune gare, ma non in tutte, rimane comunque un premio secondario che è quello dello sponsor, del cliente. Questo premio è un riconoscimento in cui si attesta che l’utente ha centrato i valori richiesti dal committente. Dell’utilizzo dell’opera creata  dall’utente all’interno della vera campagna pubblicitaria del brand non si fa cenno. In una sezione a parte, Zooppa dichiara di porsi come intermediario in un eventuale trattativa per l’utilizzo effettivo dell’opera.

Per riassumere: ti fai il mazzo per produrre un’opera creativa convincente (arrovellandoti sulle supposte qualità del brand) poi mercanteggi voti con gli altri utenti guardando la loro pubblicità (e magari scassi anche  le scatole ad amici e parenti perchè ti votino, guardando anch’essi la pubblicità) e alla fine di tutto ciò se ti va bene vinci un premio in denaro, ma senza nessuna garanzia che la tua creatività venga premiata col divenire campagna ufficiale.

Ah, mi sono dimenticata di dire che i dollari rimangono virtuali finchè non si arriva a quota mille, fino a quel momento infatti vengono denominati Zoop dollars!

A me sembra che tutto ciò giovi molto a Zooppa e al brand sul quale gli zoopers si scervellano, ma molto poco ai creativi che sperano di essere lanciati nel mondo della pubblicità. Credo che questo voler stimolare la creatività degli utenti non sia che l’ennesimo escamotage per fare assimilare e assimilare e assimilare e assimilare e assimilare pubblicità.

Gli utenti mi diranno che lo sanno benissimo ma che cercano di sfruttare a loro vantaggio la cosa. Buon per loro che si sentono invulnerabili. Io cancello l’account.