Il paradosso della mail collettiva (o “della netiquette impossibile”)

Lo scenario è familiare a molti. Un vostro amico fa una festa e invita 60 persone tra cui voi. Per risparmiare tempo e denaro manda a tutti quanti via mail un unico invito collettivo della serie RSVP, ovvero con richiesta di risposta da parte delle persone invitate.

Naturalmente l’amico mette tutti gli indirizzi degli invitati in chiaro nella casella dei destinatari, ritenendo probabilmente  l’utilizzo del CC o peggio ancora del BCC alla stregua di un’acrobazia da hacker…

Ed ecco che dall’inettitudine del singolo inizia, come spesso accade, il calvario della massa. Ogni invitato si trova quindi a ricevere a cadenza ritmata irrilevanti mail di risposta, per lo più inviate da perfetti sconosciuti, che fanno sapere se parteciperanno o meno.

Nel peggiore dei casi ogni invitato arriva a ricevere un numero di mail di risposta pari al numero totale degli invitati meno uno. Nel caso della supposta festa si tratterebbe quindi di 59 mail ad alto contenuto informativo tipo: “io ci sono”, ”Scusami ma io sono ancora a Londra!”, “Auguri Carlo!”, ” Io e la Pucci portiamo la torta salata!”, “eh, purtroppo  sono malato :( “….e via così. Per 59 mail. Questo non agli albori di Internet, ma ancora oggi, nel 2012. Sissignore.

Ci piacerebbe pensare che la cosa sia fatta in ottemperanza del galateo classico, che prevede che, se un interlocutore formula una frase che contiene un errore gli si risponda con lo stesso errore, per evitargli imbarazzo.  Allo stesso modo, quindi, se colui che invita è talmente pirla da mettere tutti gli indirizzi in chiaro nel campo “to:” sarebbe una sgarberia imperdonabile rispondergli in privato, palesando così la sua pirlaggine originaria. Purtroppo però il galateo è giustamente sconosciuto quanto la netiquette, e  la verità è che le persone rispondono a tutti per due possibili motivi: o reputano che gli invitati tutti debbano essere informati sulla loro eventuale presenza, o sono ignare del meccanismo di ricezione/invio delle mail. In entrambi i casi danno prova del fatto che la pirlaggine dell’invitante è assai contagiosa.

L’aspetto più snervante giace però nel paradosso che si viene a creare qualora si tenti di metter fine alla cosa. Negli anni infatti diverse volte ho cercato di intervenire, verso l’ottava o decima mail, per fermare il perverso meccanismo.  Il punto è che per intervenire devi chiedere a tutti di smetterla di rispondere a tutti, e per farlo devi scrivere a tutti. Già questo è incoerente, ma si può pure fare, gentilmente, magari spiegandolo: “scusate se rispondo a tutti ma vorrei chiedervi per gentilezza di rispondere in privato a Carlo, cosicché non riceviamo tutti 59 mail, grazie”.

Il problema è che nel fare ciò si innesca un secondo topic – ben più succoso del primo – al quale i più non vedono l’ora di replicare, sfoggiando davanti a tutti diversi gradi di brillantezza e intelligenza: “per dire di non rispondere a tutti hai risposto a tutti!”, “ma se uno vuol sapere chi viene?”, “certo che sei simpatica” . E poi la replica migliore di tutte, l’immancabile: “sono d’accordo”. Geniale. Quasi quanto quelli che rispondo ai thread nei forum dicendo “non lo so”…

 Non resta quindi che sperare, ad ogni festa e ad ogni assemblea, che il buon senso abbia la meglio, silenziosamente.

5 commenti to “Il paradosso della mail collettiva (o “della netiquette impossibile”)”

  1. Ehi, l’estetica precedente era meglio.
    Quanto al contenuto del post non sembri avere compreso ciò che scrivi alla fine: che le persone devono controllare chi c’è al fine di decidere se verrano oppure. O ti sfugge questo rilevante nonché fondamentale tratto dell’antropologia sociale?

    • Certo non è carino decidere se intervenire ad un compleanno solo in base agli altri invitati… L’invitante ha tutto il diritto di non dare questa informazione. Se comunque ritiene importante darla può fare un elenco nel corpo della mail. Per ovviare al roblema esistono i gruppi facebook.

  2. Eh no, signora Gaia. Se l’invitante dà l’informazione è normale e ovvio che gli invitati si spulcino tra loro. Se l’invitante non dà l’informazione è perverso perché sa benissimo che gli invitati vorranno sapere chi sono gli altri e se vanno. Facebook non è una soluzione discreta e si potrebbe mancare di tatto facilmente qualora sopo un consulto a pià voci si decidessi di non andare. Il telefono è troppo intimo, perciò non si usa. Quindi la mail privata uno a uno (tra invitato e invitante, tra invitato e invitato) rimane la soluzione migliore.
    E infatti è quella più utilizzata.
    Se le persone fanno qualocosa c’è una ragione. La tua critica non deve essere rivolta al mezzo (la mail per sondare), ma al massimo al fine (partecipare solo se la cosa piace ma non assumersi la posizione di dire all’invitante perché).

    • Gentile Ugo,
      mi pare piuttosto azzardato definire “perverso” un invitante che, invitando, non elenchi tutte le persone invitate.
      In fondo la soluzione che lei propone – scrivere una mail privata ad uno ad uno – nasconde ugualmente la scottante informazione.
      Se le persone mandano inviti in massa è per pigrizia, e se mettono gli indirizzi in chiaro è, nella maggioranza dei casi, per inettitudine. La prova del nove è data dalle catene di sant’Antonio, gli auguri di Natale, le mail di sensibilizzazione, e tutte le altre baggianate che quagli stessi inviano a tutta la loro rubrica, in chiaro nel campo CC.

  3. Ma hai capito cosa ho scritto oppure ti limiti a dare dei lei a chi conosci benissimo?

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