un Ministero alle torte

By giuliagiapponesi

pin-up zombieInizialmente pensavo che avrei usato questo blog solo come raccolta di pensieri su frivolezze culturali (di qui “Fanfaluche”), ma oggi è uno di quelle giornate dove mi alzo, leggo il giornale e poi rimango di cattivo umore tutto il giorno. Sicchè m’è venuta voglia di scrivere per la prima volta in vita mia un post politico. La mia riflessione parte dai resoconti dello show della Guzzanti alla manifestazione “No Cav” di Roma, e in particolare dalle dichiarazioni dell ex-comica, ora predicatrice, sull’ex-soubrette, ora ministra. Le invettive della Guzzanti mi hanno fatto tornare in mente una piccola domanda un po’ frivola (e si torna nell’argomento del blog) che mi faccio da un po’ di tempo a questa parte.

Dopo le note intercettazioni sulle “ricompense professionali” per le sue amiche e amichette, dopo l’invito alle elettrici a preparare torte da portare ai seggi (Signore, per i giorni del voto ho una missione speciale per voi: cucinate), dopo la spiegazione dei motivi della minoranza femminile nel suo partito (non è facile convincere chi ha una formazione adeguata a lasciare la famiglia e il marito) data la  concezione anni ‘50 delle madri (Le nostre padrone tra le mura domestiche. Fini ed io lo sappiamo bene)   e quella da cubiste delle figlie (Contro la precarietà? Cerchi di sposare mio figlio o qualcun altro del genere milionario, con quel sorriso se lo può permettere), dopo l’opinione “professionale” espressa sulle colleghe (Viviana Beccalossi è più brava che bella. Il contrario di Rosi Bindi), dopo le continue battutine e le strizzatine d’occhio tipiche di chi “le donne le sa gestire” (Ho dovuto usare tutte le mie arti da play-boy per convincere la presidente finlandese Tarja Halonene),e  più in generale, dato l’uso avvezzo di modi da seduttore da barca ( Vedo che c’ è una delegazione dell’ Alitalia. Scusate ma preferisco le donne), per non dire da vecchio sporcaccione, come quando, durante una visita ufficiale in Ungheria, consiglia ai giornalisti di farsi dare dal premier ungherese qualche buon indirizzo, dopo tutto ciò e tanto altro ancora (la lista della “gaffologia” è infinita) io mi chiedo puerilmente:

Ma come hanno potuto le donne votare Berlusconi?

Lo so, è una domanda cretina. Ovviamente lo stato della politica italiana dovrebbe richiedere alle menti dei cittadini, domande, e soprattutto risposte, ben più consistenti. Ma ognuno ha, ahimè, la mente che si merita, e quindi io oggi sono qui ad ad arrostire dal caldo e a tormentarmi con questa unica risposta alla domanda di cui sopra: la maggioranza delle donne italiane sono, nella migliore delle ipotesi, inconsapevoli di esistere politicamente.

Trattandosi qui del mondo  politico, direi che essere consapevoli di esistere politicamente significa sapere di avere la possibilità di influenzare con la propria esistenza quelle parti della sfera pubblica che concorrono al dialogo democratico, che concorrono, quindi, a prendere le decisioni sulla collettività. Questo ”mondo” in democrazia dovrebbe essere aperto all’azione politica, quindi all’esistenza politica, di ogni singolo cittadino e di fatto lo è quando i cittadini vengono interpellati a esplicitare la loro preferenza politica durante le elezioni.

Si pensa che l’espressione di questa  preferenza dovrebbe essere ben ponderata e che le basi per scegliere siano i programmi politici presentati dai partiti, le dichiarazioni dei loro leader e le opinioni personali. E’ arcinoto come queste “opinioni personali” vengano plasmate in gran parte dalla propaganda, dalla pubblicità e da vari trucchi ampiamente analizzati dagli studiosi della comunicazione. Lo ha spiegato Berlusconi stesso alle donne del Popolo della Libertà, mentre esecrava la legge sulla par-condicio e le esortava a diffondere il verbo di Forza Italia: “La Coca Cola ha il 35 per cento di mercato delle bevande gassate e investe il 35 per cento in pubblicità. Un aumento di 5 punti di pubblicità – share of voice – per tre mesi porta un punto in più di vendite. Con la propaganda politica è uguale, purtroppo ci impediscono di farlo? [...] Chi sa far la spesa meglio di voi? Chi sa meglio di una casalinga quanto conti un consiglio di consumo dato a voce?”.

Chissà cos’hanno pensato le donne del popolo della Libertà, chissà se hanno pensato a una complicità col Cavaliere nel momento in cui condivideva con loro questa sua strategia, chissà se a qualcuna ha balenato per un attimo di esserne invece vittima.

Chissà se qualcuna si è chiesta se essere padrona in casa non significasse anche essere nulla al di fuori. Chissà se qualcuna si è chiesta se avere un ruolo in politica non potesse essere più importante per un’altra donna, che stare a casa col marito. Chissà se qualcuna ha trovato che sfottere una parlamentare per il suo aspetto fisico presupponga una concezione della donna come oggetto decorativo.

Chissà se qualcuna ha pensato che votare un leader che dichiara che le donne non siano fatte per partecipare alla vita pubblica significa non esistere politicamente.

FONTI citazioni di Berlusconi: www.Repubblica.it

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