Now on Flickr: entomologia

6 Novembre, 2009 di giuliagiapponesi
simil grillo, inserito originariamente da MY JAPANESE is better.

Ciao! Sono in vacanza su un altro sito e vi scrivo da Flickr!

L’ho già detto che ho intenzione di farmi un account su ogni cosa? Bulimia tecnologica, niente più.

Sto aggiungendo foto varie. Fra cui questa. E chissà che qualcuno un giorno non mi dica:

“Ehi! Hai fotografato un esemplare rarissimo di Grillica Dalmatie! La tua foto dovrebbe essere pubblicata su un giornale scientifico!”

Oppure:

“Cacchio Giulia…Hai rischiato grosso. Quel Cartulum Carnivalis poteva staccarti un dito…”

Invece, come al solito, gli esperti latitano e io non saprò mai che insetto ho fotografato.

Tecniche di memorizzazione

16 Ottobre, 2009 di giuliagiapponesi
Tecnica per ricordare i nomi.

Questa tecnica presa dal sito viveremeglio risulta particolarmente utile quando abbiamo la necessità di ricordare dei nomi, siano essi in una data sequenza oppure no. I nomi in oggetto possono rappresentare qualsiasi cosa che ci interessi ricordare.

Con questa tecnica utilizzeremo le prima lettera di ogni nome per scegliere altre parole con cui formare una frase, meglio se assurda, che proporremo alla nostra mente per la dovuta memorizzazione.

Vediamo un esempio: si supponga di dover ricordare le marche dei prodotti pubblicizzati dalle reti Fininvest. Le principali sono: Barilla – Nestlé – Ferrero – Procter&Gamble – Parmalat - Vodafone – L’Oreal – Danone – RCS/Rizzoli – Unilever -Uliveto/Rocchetta - Mondadori – Henkel.

In questo caso siamo costretti a prendere le due lettere iniziali per L’Oreal, perchè è composta da articolo e nome, per Uliveto-Unilever e per Parmalat-Procter&Gamble in quanto sono successivi nella sequenza ed hanno la stessa lettera iniziale, otterremo pertanto:

B – N – F - PR - PA  – V – L’O - D – R  – Un – Ul - M - H

Useremo ora la nostra fantasia per creare una frase assurda che contenga delle parole che abbiano tali iniziali, una soluzione potrebbe essere:

Berlusconi Non Fa Proprio Paura, Viene L’Ora Di Rendere Un Ultimo Monito, Hurrà!

Tecnica di ancoraggio.

Un’altra tecnica utile per ricordare le cose è la codiddetta tecnica di ancoraggio. L’ancoraggio si può fare in diverse modalità, una delle quali si basa sull’associare qualcosa di visivo a qualcosa di mentale.

Per capirci facciamo un esempio.

Si supponga di voler memorizzare i prodotti in particolare della Procter & Gamble. Ricordiamo che sul mercato italiano  i principali sono: Mastro Lindo, AZ, Ace, Hugo Boss, Swiffer, Max Factor, Pantene, Oil Of Olaz, Viakal, Infasil, Vicks, Tempo, Dash.

E’ possibile ricordare questi nomi prendendo un’immagine o una sequenza di immagini e associando a ciascun nome un oggetto dell’immagine. Può essere di aiuto immaginare anche una sequenza narrativa che abbia un senso cronologico, in modo da ricordare in ordine i nostri nomi.

Un buon esempio si può fare con un video, prendiamo quello di un uomo che va dal barbiere e poi torna a casa:

- l’uomo grasso che parla per iniziare l’articolo possiamo associarlo a MASTRO LINDO (uomo brutto)

- l’inizio del filmato in cui compaiono i nomi di chi ha confezionato il servizio AZ (lettere in sovraimpressione)

- Il giudice che ha condannato la Fininvest che entra in scena ACE (!)

- Il giudice che passeggia HUGO BOSS

- Il giudice che aspetta fumando e andando avanti e indietro SWIFFER

- Il barbiere che ha finalmente aperto MAX FACTOR

- il lavaggio dei capelli PANTENE

- La schiuma da barba OIL OF OLAZ

- Il giudice se ne va via VIAKAL

- La voce stridula della giornalista INFASIL

- Il giudice aspira un’altra sigaretta VICKS

- Aspettando al semaforo TEMPO

- Poi si siede in panchina mostrando la sua maglietta bianca DASH.

Ecco qua, la tecnica è molto semplice, ora vi basterà richiamare le immagini che avete visto per ricordare i prodotti Procter & Gamble. Vi consigliamo di personalizzare l’ancoraggio utilizzando solo i prodotti che effettivamente vi interessano.

Sia la tecnica dei nomi che quella dell’ancoraggio possono essere molto utili per ricordare anche i prodotti Henkel (Dixan, General, Antica Erboristeria, Pril, Verlana, Vernel, Bref, Pattex, Nelsen), e Unilever (Findus, dove, Lysoform, Knorr,Mentadent, Coccolino, Clear,Axe, Svelto), che non sempre sono facili da ricordare.

Twitteratura

18 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

Ho già detto che mi piace Twitter. Sono stata quindi curiosa di leggere un articolo del Guardian di oggi, che recensisce un libro in uscita in cui 60 classici della letteratura sono stati ridotti a tweet, le frasette da 140 caratteri di twitter.

Il libro, edito dalla Penguin, è stato scritto da due giovani americani del primo anno di università, Emmett Rensin e Alexander Aciman, e consiste nella riduzione di ogni classico letterario a un massimo di 20 tweet l’uno.  Alcuni esempi tratti dal guardian:

Romeo tweets his dying lament: O, I am fortune’s fool! Maybe just a tool. And so I die. BTW that other woman I was into before Juliet? Would’ve been a safer bet.

Sherlock Holmes says: Continuing investigation. Made brilliant deductions on many snorts and very little evidence. Notice salt deposits on factory owner’s shoes?

Goethe’s Young Werther emotes: Have I noted how upset I am? I am very upset. #pain #angst #suffering #sexdep.

Elizabeth Bennet muses: It’s as if the less he seems to care about me, the more drawn to him I am. This seems the opposite of how it should be? Oh well.

Ishmael from Moby-Dick: We set out. Follow @starbuck, @queequeg for long introspective soliloquies on the human soul. Or @tashtego if you like adorable kittens.

Mi pare che il gioco non sia semplicemente riassumere l’opera in 140 caratteri, ma riprodurne la trama cercando di immaginare quali tweet avrebbero prodotto i vari protagonisti utilizzando il gergo internettiano dove, ad esempio, BTW sta per “by the way”. Per vedere l’intera twitteratura di un libro vi rimando alla pagina degli autori dove è twitterato il Codice da Vinci.

Un gioco a mio parere abbastanza noioso da leggere, un libro incomprabile, ma sufficientemente ozioso da indurmi a tentare. Ecco quindi che, per contestualizzare i post precedenti e non lasciare nulla di estrapolato, vi twittererò, indovinate un po’, “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano (ho detto che era noioso da leggere? fa lo stesso, su):

Alice: PAPÀ MI COSTRINGE AD ANDARE A SCUOLA DI SCI. IO MI CACO ADDOSSO+MERDA+POPÒ+PIPÌ. AIUTO! MI VERGOGNO+SCAPPO+CADO+MI ROMPO 1 GAMBA FUORIPISTA.

Matteo: OH NO! HO MOLLATO MIA SORELLA HANDICAPPATA NEL PARCO INVECE DI PORTARLA CON ME ALLA FESTA E ADESSO NON C’È PIÙ!!! COME LO DIRÒ ALLA MAMMA?

Alice: MANGIO UNA CARAMELLA STRISCIATA DI MERDA+CAPELLI+VISCHIO DI LAVANDINO DELLO SPOGLIATOIO X PAURA DI VIOLA. @VIOLA: YMBF, TVB4EVER

Matteo: UN ALTRO 10 E LODE, MA KE ME FREGA? IO MI TAGLIO LE BRACCIA KON LA LAMETTA XKÉ MI SENTO IN COLPA E IL MIO SOLO AMICO  È 1 KRIPTOMOSEX

…Ma mi rendo conto che sto facendo dello spoiling! Io mi sono rovinata per sempre l’eventuale lettura del Codice da Vinci con la lettura della pagina di Twitteratura, non voglio farlo accadere anche a voi (sì, ok non c’ho più voglia…non era poi così divertente NEMMENO DA SCRIVERE…che idea del cacchio, ’sti ammerigani…).

Top Ten List: Ekfrasi!

17 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

Wow, sono elettrizzata. Per due ragioni. La prima è perchè ho trovato qualcuno – Alfredo – che ha letto il mio blog non allo scopo di trovare  pin-up zombie o gadget duff (che a quanto pare sono introvabili visto che la gente li cerca QUI). La seconda perchè il commento di Alfredo mi offre la scusa per inaugurare una tipica rubrica, che non deve e non può mancare fra fanfaluche che si rispettino: la Top Ten List, signori e signore!

Quindi questo post sarà sia la prima top ten del vostro blog preferito sia una risposta ad Alfredo, che mi perdonerà se parlando non mi rivolgo direttamente a lui: è che mi piace fingere di avere un pubblico da non escludere. Sorge però subito un problema: la top ten list che propone Alfredo riguarda un qualcosa che non ho idea di che sia:

le ekfrasi.

Alfredo sembra dare per scontato che una persona che critica pubblicamente un libro, come io ho fatto con La solitudine dei numeri primi,  debba certamente sapere cosa siano queste ekfrasi. E’ stato comunque gentile nel suggerirmi che si tratta di “descrizioni aggettivate”.

Tutto qui? Non ci posso credere; una cosa che si chiama ekfrasi dev’essere ben più complessa, che diamine.

Wikipedia – attenzione – non ha ancora una voce in capitolo (wow non credevo che avrei mai usato questa frase in senso letterale, che giornata).

Le vaghe reminiscenze del greco liceale non mi aiutano perchè riguardano più che altro il tic linguistico del mio prof.  Recupero quindi una pagina di Eco , il quale dice chiaro e tondo che l’ekfrasi, in letteratura, è una “descrizione formale”, tipicamente di un’opera d’arte o di un elemento architettonico, ma anche di un luogo o comunque di uno spazio; ne è un famoso esempio la descrizione dello scudo di Achille nel canto 18 dell’Iliade.

Bene, sembra facile. Torniamo ad Alfredo. Secondo lui sono stata un po’ snob quando facevo del sarcasmo sulle frasi estrapolate dal libro di Giordano, che a suo parere è ben scritto. Alfredo pensa che sia stato sleale da parte mia estrapolare quelle “ekfrasi”, che comunque, in quanto ekfrasi, sono un osso duro per la maggioranza degli autori. Ammesso che le ekfrasi non siano un buon metro di giudizio per valutare un autore, procedo con il controllo delle “frasi sleali” che ho scelto.

Ekfrasi? Ma siamo sicuri?

La prima: Se la fece addosso. Non la pipì. Non solo. Alice sia cagò addosso , alle nove in punto di una mattina di gennaio. Se la fece nelle mutando e nemmeno se ne accorse.

Questa non è una descrizione formale. Anche ammettendo Manzonianamente che la cacca di Alice fosse un’opera d’arte, Giordano non scrive “Alice produsse una massa semimolle di materia organica marrone”. L’autore con una reiterazione del soggetto-popò declinato in svariati modi, che non sono mai una descrizione formale, suggerisce al lettore una sensazione: lo schifo. Si tratta quindi di un piccolo artificio volto a provocare una reazione specifica in chi legge. Per quanto mi riguarda ha centrato il segno ma non nel modo cui mirava.

La seconda: L’orribile vaso in ceramica bianca [...] più volte Alice aveva provato l’impulso di scaraventarlo a terra e di gettarne i minuscoli ed inestimabili frammenti nel cassonetto di fronte alla villa, insieme alle confezioni di Tetra Pak del purè in scatola. agli assorbenti usati, non certo da lei, e ai blister vuoti degli ansiolitici di suo padre

Questa secondo me si avvicina di più a un’ekfrasi, anche se a ben guardare è un elenco e basta. C’è però una certa descrizione formale dello spazio nell’elenco degli oggetti contenuti nel cassonetto, che, se vogliamo, può anche essere considerato un elemento architettonico, almeno nel senso moderno del design industriale. E vale anche per il vaso, dai frammenti inestimabili (sarà anche difficile aggettivvare, ma, anche nel caso in cui si voglia ricalcare il pensiero di Alice, il vaso inestimabile è plagio da la Pantera Rosa).  La formalità della nostra descrizione è anche parecchio guastata, di nuovo, dalla volontà di far provare un sentimento di schifo morboso al lettore. Nel cassonetto spiccano assorbenti e ansiolitici. E per di più con specificazioni: gli assorbenti non usati da lei, gli ansiolitici di suo padre. Giordano ti accosta la spazzatura alla vita intima e familiare della protagonista. Insomma è una ekfrasi come quello che ho scritto è una ekfrasi di quello che ha scritto lui. Come dire, tutto il mondo è ekfrasi.

E dato che tutto il mondo non è ekfrasi, ecco che anche questo passaggio non lo è: Era convinta che il vero problema fossero le sue guance, troppo gonfie e paonazze. Soffocavano gli occhi, mentre lei voleva che le schizzassero fuori dalle orbite e si piantassero, come schegge appuntite, nello stomaco dei ragazzi che li incrociavano. Quale sarebbe la descrizione formale? Di formale vengono usati 3 aggettivi, 2 per le guancie e uno per le schegge. Il resto è una fantastica similitudine. Così come una fantastica doppia similitudine è “Il suo segreto aveva un nome terribile che si adagiava come un telo di nylon su tutti i suoi pensieri e non li lasciava respirare. Se ne stava lì, a pesare dentro la sua testa come una condanna certa, con la quale prima o poi avrebbe dovuto fare i conti“. Niente ekfrasi neanche qui.

Ok sono snob, è vero. Giordano non è Hugo, ovvio. Però mi si permetta di canzonare un autore che è a mio avviso molto mediocre e che viene salutato come una delle promesse della letteratura italiana contemporanea.

Detto, questo, caro lettore che mi hai seguito fin qui, procediamo con la tanto attesa e agognata

TOP TEN LIST DELLE EKFRASI + FIGHE (che mi vengono in mente e che trovo su google):

10 )

Alta sulla città, in cima a una colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutta ricoperta di sottile foglia d’oro zecchino, e per occhi aveva due lucenti zaffiri, e un grosso rubino ardeva rosso sull’elsa della sua spada. (Wilde, Il principe felice)

9 )

Contemplai la scena che mi si stendeva dinanzi, la casa, l’aspetto della tenuta, i muri squallidi, le finestre simili a occhiaie vuote, i pochi giunchi maleolenti, alcuni bianchi tronchi d’albero ricoperti di muffa; contemplai ogni cosa con tale depressione d’animo ch’io non saprei paragonarla ad alcuna sensazione terrestre se non al risveglio del fumatore d’oppio, l’amaro ritorno alla vita quotidiana, il pauroso squarciarsi del velo. (Poe, La caduta della casa degli Usher)

8 )

Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c’è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d’afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c’erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L’unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento;  (Capote, Colazione da Tiffany)

7)

In testa un principe
il piu’ lodevolmente non panciuto,
al suo fianco, la principessa,
giovane, leggiadrissima.

Dietro di loro, le dame di corte,
da incorniciare, in verita’,
e un paggio, il piu’ donzello,
e sulla spalla del paggio
qualcosa di assai scimmiesco
col piu’ strabuffo dei musetti
e una codina.

Seguono tre cavalieri,
e ognuno si fa in quattro,
e se uno ha l’aria dura,
l’altro tosto ha l’aria rude,
e se uno cavalca un baio,
di piu’ bai non ce n’e',
e tutti come sfiorando con gli zoccoli
le margherite le piu’ al ciglio della strada.

(Szymborska, Miniatura Medievale)


6 )

Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell’incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – così che il tempo di quel vagare della sfera dall’uno all’altro polo era effetto di un’arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l’unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio. (Eco, Il pendolo di Foucault)

5 )

Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie. (Hemingway, Addio alle armi)

4 )

[...] e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo / e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco / povero diavolo mezzo arrostito / e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli / e quei pettini alti / e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d’Europa / e Duke street e il mercato del pollame / un gran pigolio davanti a Larby Sharonl / e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati / e gli uomini avvolti nei loro mantelli / addormentati all’ombra sugli scalini / e le grandi ruote dei carri dei tori / e il vecchio castello vecchio di mill’anni / sì e quei bei Mori tutti in bianco / e turbanti come re / che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe / e Ronda con le vecchie finestre delle posadas / fulgidi occhi celava l’inferriata / perché il suo amante baciasse le sbarre / e le gargotte mezzo aperte la notte / e le nacchere / e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras / il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada / e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo / Oh e il mare / il mare qualche volta cremisi come il fuoco / e gli splendidi tramonti / e i fichi nei giardini dell’Alameda / e tutte quelle stradine curiose / e le case rosa e azzurre e gialle / e i roseti e i gelsomini e i geranii e i cactus / e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna / sì quando mi misi la rosa nei capelli / come facevano le ragazze andaluse / o ne porterò una rossa / sì [...]  (Joyce, Ulisse)

3)

Arrivavano ritardatari affannati: barili, gomene, cesti di biancheria intralciavano il passaggio; i marinai non prestavano orecchio a nessuno; la gente si urtava, i bagagli si ammucchiavano fra i due tamburi delle ruote. Il frastuono era assorbito dal sibilo del vapore che sfuggiva dalle lastre di lamiera e avvolgeva ogni cosa in una nube biancastra, mentre la campana a prua squillava senza posa. (Flaubert, l’educazione sentimentale)

2)

La Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. Aggiungo: infinita. (Borges, Finzioni)

1)

La vita, istruzioni per l’uso” di Perec

…IL LIBRO EKFRASI!

Non sono tutti morti.

‘Na cannonata.

15 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

Ieri la stampa inglese e americana ha parlato ancora di Susan Boyle. Quell’enorme mistero è volato  negli Stati Uniti  dove la cantante era attesa per un’esibizione televisiva. All’arrivo all’areoporto di Los Angeles è stata assediata dai fan e da più di 50 paparazzi che hanno bloccato il giorno, anche se altri hanno giurato e spergiurato di non esserci mai stati. Il nome della signora Boyle  è conosciuto per aver scintillato durante il programma  Britain’s got talent dove la sua canzone è esplosa alle porte della notte, sottolineata dall’applauso di un pubblico pagato.  In seguito, 100 milioni di visualizzazioni della sua esibizione su you tube l’hanno buttata fra le stelle.  Il successo iniziale lo deve soprattutto ai maligni e ai superbi che hanno previsto che sarebbe diventata d’oro e d’argento.

Senza rete, però, non sarebbe volata dov’è.

Stelemike

11 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

E’ sempre una tragedia se muore il padre di un figlio ancora ragazzo.

Dispiace se la persona che è morta la conoscevamo da tempo, da quando eravamo bambini.

Ci si consola quando la morte del nostro conoscente è avvenuta in tarda età, mettiamo 85 anni.

Dà sempre un po’ di sollievo constatare che è stata rapida e inaspettata, come nel caso di un infarto.

Rincuora sapere che  è sopraggiunta in un contesto gioioso, tipo durante una vacanza all’hotel Metropole di Montecarlo.

Inquieta un po’  il  ripercorrere una vita che ha contribuito sia alle lotte partigiane che al successo della Fininvest.

Infastidisce che da quattro giorni se ne parli continuamente.

Fa incazzare a morte che gli abbiano concesso i funerali di stato.

telegatto_lutto

Sarò bre

10 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

Ho da qualche giorno un account su Twitter e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso. Me lo immaginavo come una versione di Facebook ridotta all’osso, in cui sarebbero soprvvissute solo le scemenze dello status.

E invece, avendo scelto fra i following solo i miei quotidiani preferiti, un paio di intellettuali che mi stanno simpatici, le offerte di lavoro e  qualche amico,  mi ritrovo ogni giorno con una rapida pagina di riassunto di ciò che mi interessa maggiormente in rete. Molto meglio dell’RSS per l’immediata chiarezza data dal riassunto di 140 lettere del contenuto a cui il link, quando c’è, rimanda.

Vivendo in campagna a 56k è ottimo. Seguiranno aggiornamenti quando tornerò alla mia fibra ottica cittadina.

Therefore, since brevity is the soul of wit, And tediousness the limbs and outward flourishes, I will be brief

William Shakespeare (1564 – 1616)
Hamlet, Act 2, scene 2. 1602

L’asettica e alienata solitudine dei numeri, da zero all’infinito, primi come i più bravi della classe.

7 Settembre, 2009 di giuliagiapponesi

Da “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, estratti:

Se la fece addosso. Non la pipì. Non solo. Alice si cagò addosso, alle nove in punto di una mattina di gennaio. Se la fece nelle mutande e nemmeno se ne accorse.”

“L’orribile vaso in ceramica bianca [...] più volte Alice aveva provato l’impulso di scaraventarlo a terra e di gettarne i minuscoli ed inestimabili frammenti nel cassonetto di fronte alla villa, insieme alle confezioni di Tetra Pak del purè in scatola, agli assorbenti usati, non certo da lei, e ai blister vuoti degli ansiolitici di suo padre

“Era convinta che il vero problema fossero le sue guance, troppo gonfie e paonazze. Soffocavano gli occhi, mentre lei voleva che le schizzassero fuori dalle orbite e si piantassero, come scheggie appuntite, nello stomaco dei ragazzi che li incrociavano.

“Il suo segreto aveva un nome terribile che si adagiava su un telo di nylon su tutti i suoi pensieri e non li lasciava respirare. Se ne stava lì, a pesare dentro la sua testa come una condanna certa, con la quale prima o poi avrebbe dovuto fare i conti“.

Prmio Strega? Mah.

E allora datelo anche a Marco Masini, bastardi!

LaSolitudineDeiNumeriPrimi

30/08 Roma 15,34 ultima ora

30 Agosto, 2009 di giuliagiapponesi

TITOLO

(Agenzia da la Repubblica di oggi).

Thelma says

2 Agosto, 2009 di giuliagiapponesi

Da un incontro con Thelma Schoonmaker, montatrice di Martin Scorsese, premio Oscar 1981, 2005, 2007.

Thelma parla del montaggio di The Departed, del lavoro con Martin Scorsese e di Shutter Island, il loro prossimo film in uscita:

thelma says

Non vi basta?  Qui c’è l’articolo di Valentina Soluri sull’incontro.